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6月2日 L'insostenibile leggerezza dell'essere. (L'amore e la memoria poetica)L'insostenibile leggerezza dell'essere (L'amore e la memoria poetica) Parte V cap.12 Quasi nello stesso periodo gli accadde questa storia: si era incontrato diverse volte con una ragazza in un appartamento che un vecchio amico gli lasciava ogni giorno fino a mezzanotte. Dopo uno o due mesi, lei gli ricordò uno dei loro incontri: avevano fatto l’amore su un tappeto sotto la finestra,diceva, mentre fuori guizzavano i lampi e rimbombavano i tuoni. Avevano fatto l’amore per tutta la durata del temporale ed era stato, diceva, di una bellezza indimenticabile! Tomáš trasalì. Sì, ricordava che avevano fatto l’amore sul tappeto (nell’appartamento dell’amico c’era solo uno stretto divano che lui trovava scomodo), ma aveva completamente dimenticato il temporale! Era strano: riusciva a ricordare i vari appuntamenti con lei, aveva, addirittura registrato con precisione il modo in cui avevano fatto l’amore <<...>>, ricordava alcune frasi che lei aveva detto durante l’amplesso (gli chiedeva continuamente di stringerle i fianchi e protestava se lui la guardava), ricordava persino la foggia della sua biancheria ma nel temporale non ricordava proprio nulla. Delle sue storie d’amore la sua memoria registrava soltanto il ripido e stretto cammino della conquista sessuale: la prima aggressione verbale, la prima carezza, la prima oscenità che lui aveva detto a lei e lei a lui, tutte le piccole perversioni alle quali lui l’aveva pian piano costretta, e quelle che lei aveva rifiutato. Tutto il resto veniva escluso (quasi con una sorta di pedanteria) dalla memoria. Dimenticava pesino il posto dove aveva visto per la prima volta questa o quella donna, perché quell’istante precedeva l’offensiva sessuale vera e propria. La ragazza parlava del temporale, sorridendo trasognata, e lui la guardava con stupore, quasi con vergogna: aveva vissuto qualcosa di bello e lui non l’aveva vissuto con lei. Nella doppia reazione della loro memoria al temporale notturno era contenuta tutta la differenza fra l’amore e il non-amore. Con la parola non-amore non voglio dire che nei confronti di quella ragazza lui avesse un atteggiamento cinico, che in lei vedesse, come suol dirsi, solo un oggetto sessuale: al contrario, le voleva bene, apprezzava il suo carattere e la sua intelligenza, era pronto ad aiutarla ogni volta che lei ne avesse avuto bisogno. Non era lui a comportarsi male con lei; era la sua memoria che da sola, a sua insaputa, l’aveva esclusa dalla sfera dell’amore. Si direbbe che nel cervello esiste una regione del tutto particolare che si potrebbe chiamare memoria poetica e che registra ciò che ci affascina, che ci commuove, che rende bella la nostra vita. Da quando lui ha conosciuto Tereza, nessuna donna ha il diritto di lasciare in quella parte del suo cervello foss’anche la più fuggevole impronta. Tereza occupava come un despota la sua memoria poetica e ne spazzava via le tracce delle altre donne. Non era giusto, perché ad esempio la ragazza con la quale aveva fatto l’amore sul tappeto durante il temporale non era affatto meno degna di poesia di Tereza. Gli gridava: “Chiudi gli occhi,stringimi i fianchi tienimi stretta!”; non riusciva a sopportare che, mentre facevano l’amore, Tomáš tenesse gli occhi aperti, attenti e scrutatori, e che il suo corpo leggermente sollevato su di lei non aderisse alla sua pelle. Non voleva che lui la studiasse. Voleva trascinarlo nel flusso dell’incantesimo dove non è possibile entrare se non con gli occhi chiusi. <<...>> “Non cerco il godimento,” diceva “cerco la felicità, e il godimento senza felicità è godimento”. In altre parole, lei batteva al cancello della sua memoria poetica. Ma il cancello era chiuso. Nella memoria poetica di Tomáš non c’era posto per lei. Per lei c’era posto solo sul tappeto. L’avventura di Tomáš con Tereza era cominciata esattamente là dove terminavano le avventure con le altre donne. Essa si svolgeva sull’altro versante dell’imperativo che lo spingeva alla conquista delle donne. In Tereza non voleva svelare nulla. L’aveva ricevuta già svelata. Aveva fatto l’amore con lei prima di avere il tempo di prendere in mano il bisturi immaginario con il quale apriva il corpo supino del mondo. Prima di avere il tempo di chiedersi come sarebbe stata durante l’amore, stava già facendo l’amore con lei. La storia d’amore cominciò solo in seguito: lei aveva preso l’influenza e lui non aveva potuto mandarla a casa come faceva con le altre donne. Si era inginocchiato al suo capezzale e gli era venuto in mente che lei gli era stata mandata sulla corrente in una cesta. Ho già detto che le metafore sono pericolose. L’amore comincia con una metafora. In altri termini: l’amore comincia nell’istante in cui la donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica.
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